Migrazioni. Focus su inserto La Sicilia

La fine dell’anno coincide sempre con i bilanci. La migrazione dei popoli non finirà, almeno non in tempi brevi. Non finiranno gli sbarchi, i trasferimenti. Quella che era un’emergenza è ormai una contingenza strutturale con la quale l’Europa quotidianamente deve fare i conti. A spiegare funzioni, ruoli, della Commissione parlamentare che si occupa dei centri è la parlamentare del M5S, Marialucia Lorefice, di Ispica, che fa parte, dal marzo di quest’anno, della Commissione d’inchiesta sul sistema d’accoglienza e identificazione dei migranti. «Scopo che la Commissione si prefigge -spiega la Lorefice- è indagare sulle condizioni in cui vivono i migranti ospitati nelle strutture d’accoglienza, capire se vi siano condotte illegali che ne ledono la dignità umana, indagare sul sistema d’assegnazione degli appalti dei servizi e sulla gestione dei centri. Noti fatti di cronaca -aggiunge- hanno evidenziato, in certi casi, sprechi e criticità, un sistema corrotto che si è servito della gestione dei centri d’accoglienza per perseguire spesso scopi economici e tornaconto elettorali». Fortunatamente, come spiega la Lorefice, e come evidenziano i fatti, i centri non sono tutti uguali e moltissimi reggono sulle loro spalle il peso delle difficoltà del primo accesso. Grazie alla collaborazione dell’UNHCR, di Medici per i Diritti Umani, Medici senza Frontiere, che non fanno mai mancare il loro supporto a tutte le migliaia di persone arrivate per scelta, e delle volte anche per caso, sulle coste italiane si cerca di fornire un’assistenza migliore. «All’interno della Commissione si sta tentando di fare un lavoro sinergico -continua la parlamentare del M5S-; ognuno di noi ha poi delle inclinazioni particolari che ci spingono ad approfondire alcuni filoni tematici, sia come membro della Commissione, sia individualmente. Faccio parte di due gruppi di lavoro, quello sul Cara di Mineo e quello sul sistema degli appalti. In generale penso che questo tipo di accoglienza sia proprio quella che ha leso i diritti umani e che ha fatto dell’immigrazione uno strumento per curare interessi ben diversi da quelli di solidarietà, accoglienza e integrazione. I centri di grandi dimensioni soprattutto non possono garantire tutto ciò, è impossibile proprio per i grandi numeri che ci si trova a dover gestire. Cara e Cie credo siano due sistemi che hanno totalmente fallito, quindi da superare. Punterei sui piccoli centri, più facili da gestire, come gli sprar, gli unici al momento in grado di lavorare ai fini una reale integrazione. Penso, inoltre, che le difficoltà d’integrazione che incontriamo oggi potranno essere realmente superate dalle nuove generazioni a partire dalle scuole, luogo d’incontro e di conoscenza nel quale s’impara che non esiste alcuna diversità. Nessuno lascerebbe la propria terra se potesse. Tuttavia, un Paese che non riesce a prendersi cura dei propri figli non può di certo essere in grado di accogliere al meglio delle proprie possibilità».

Inserto La Sicilia-30 dicembre 2015

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