Marialucia Lorefice: “Perché No”

In questo momento di crisi, stravolgere la Costituzione è pericoloso. Sono altre le riforme che servono per i cittadini. Renzi avrebbe potuto fare una seria legge contro la corruzione, un vero piano per creare posti di lavoro, e non la Repubblica fondata sui Voucher e sui fallimenti del Jobs Act, dare avvio al reddito di cittadinanza. Invece decide di riformare la legge più importante che tiene unito il Paese e ci assicura un assetto democratico. La riforma è evidentemente un pretesto per assicurarsi un potere personale amplificato e distribuire poltrone e immunità parlamentare. Questa è la loro priorità.

Cambiamento non sempre vuol dire miglioramento, può significare anche peggioramento, come in questo caso.

Chi sostiene il sì, dice che il Paese è fermo e bisogna cambiare la Costituzione. La realtà è che il Paese è fermo per colpa dei fallimenti del governo, in materia di scuola, lavoro, corruzione.
Ci vogliono togliere un diritto di voto. I nostri rappresentanti in Senato non verranno eletti da noi, ma saranno nominati dai capipartito.

Avremo un Parlamento composto quasi esclusivamente da nominati. Ai cittadini restano le spese per mantenere il Senato ma non la possibilità di eleggerlo. Riforma e legge elettorale, infatti, permetteranno ai politici di eleggere altri politici. Il metodo per determinare come saranno scelti i senatori è talmente contorto che è difficile anche per gli specialisti capire come attuarlo, ed è probabile che ad essere nominati senatori siano i più fedeli ai capipartito, fra consiglieri e sindaci. Alla Camera, i 2/3 dei deputati saranno nominati con il meccanismo dei capilista bloccati, cioè senza preferenze a causa di una legge elettorale scellerata come l’Italicum.
I nuovi senatori, nominati dalla classe politica più corrotta d’Italia, guadagneranno l’immunità parlamentare.

Questi nuovi senatori potranno godere dell’immunità parlamentare, diaria e rimborsi vari. Opereranno senza vincolo di mandato in Parlamento, cioè potranno liberamente cambiare casacca quando gli aggrada, non dovranno quindi rappresentare necessariamente gli enti territoriali dai quali sono stati eletti, ma risponderanno solo ai partiti che li hanno fatti nominare.
Dal bicameralismo perfetto si passerà al caos nelle istituzioni: con più di 10 nuovi procedimenti legislativi in più, continui conflitti tra Camera e Senato e ancora più burocrazia.

L’iter per approvare una legge, invece di essere più breve, diventerà più lungo e c’è il rischio – che è quasi una certezza- che si inneschino dei conflitti di attribuzione e competenza, cioè che il presidente della Camera e quello del Senato debbano decidere quale iter legislativo adottare: monocamerale, bicamerale, monocamerale rinforzato, ecc.
Un misero risparmio è lo zuccherino per attirarci in una trappola.
Dopo i proclami di Renzi di 1 miliardo di risparmi, poi corretti a 500 milioni (secondo il Ministro Boschi), è intervenuta la Ragioneria Generale dello Stato, organo governativo, che ha certificato circa 57 milioni di risparmio all’anno. Tradotto: 90 centesimi a italiano all’anno circa. Il solo referendum costerà 300 milioni di €. Se i partiti avessero votato la nostra proposta di legge per la riduzione degli stipendi di tutti i parlamentari avremmo risparmiato in poche ore circa 90 milioni di €, ma hanno insabbiato la proposta in Commissione. E’ evidente che il tema del presunto risparmio è una scusa, per allettare alcuni elettori e trarli in inganno su una riforma che, letteralmente, si compra i loro diritti per un caffè all’anno.
Attraverso la clausola di supremazia, i cittadini verranno zittiti e il governo potrà decidere quello che vuole in materia di energia, ambiente, trasporti.

In pratica,il Governo può decidere di imporre a un territorio un gasdotto, tanto per fare un esempio. Contro queste decisioni, ai cittadini non resterà nessun mezzo per opporsi, dato che regioni e Comuni non avranno più voce in capitolo.
Sarà più difficile proporre leggi di iniziativa popolare e indire referendum. Vogliono togliere poteri ai cittadini.

Ad oggi, i cittadini possono partecipare all’attività legislativa del Parlamento tramite le leggi di iniziativa popolare, con la raccolta di 50 mila firme, che vengono poi esaminate in Parlamento. E’ uno degli strumenti a disposizione degli italiani che deriva dal principio della sovranità popolare sancito dalla Carta costituzionale. Portando la soglia delle firme da raccogliere a 150 mila, sarà molto più difficile per i cittadini suggerire delle proposte di legge al Parlamento. Lo stesso discorso vale per lo strumento del referendum abrogativo. È vero che è stato ridotto il quorum che renderebbe valida la consultazione popolare (quorum che, dal 50% più uno degli aventi diritto, passerebbe alla maggioranza dei votanti alle ultime elezioni per la Camera), ma la validità della consultazione sarà più facile solo se si raccolgono ben 800 mila firme (300 mila in più del numero attuale). In questo modo aumenta la distanza fra gli elettori e le istituzioni e la possibilità che i cittadini hanno per esprimersi viene ulteriormente ostacolata.

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