DDl Lorenzin: le domande del M5s al presidente dell’Anac, Raffaele Cantone

Fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamento/affarisociali/2017/03/ddl-lorenzin-le-domande-del-m5s-al-presidente-dellanac-raffaele-cantone.html

-Ieri mattina- la Commissione Affari Sociali ha ricevuto in audizione il presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione, dottor Raffaele Cantone, nell’ambito dell’esame del Disegno di Legge Lorenzin sulla riforma degli Ordini e le sperimentazioni cliniche. Di seguito le domande che i deputati del M5s hanno rivolto a Cantone.

 

Domanda 1
Nella recente Determinazione n. 241 del 08/03/2017 recante le linee guida sull’attuazione dell’art. 14 del d.lgs. 33/2013 «Obblighi di pubblicazione concernenti i titolari di incarichi politici, di amministrazione, di direzione o di governo e i titolari di incarichi dirigenziali» come modificato dall’art. 13 del d.lgs. 97/2016 (delega Madia), l’Anac ha affermato che tali linee guida ” costituiscono linee di indirizzo anche per gli ordini professionali, sia nazionali che territoriali, non ritenendosi sussistenti ragioni di incompatibilità delle disposizioni in argomento con l’organizzazione di tali soggetti.”
La disposizione all’esame (il DDL Lorenzin) prevede invece che gli ordini, enti pubblici non economici, assicurino un “adeguato” sistema di informazione sull’attività svolta, per garantire accessibilità e trasparenza alla loro azione e, si specifica (in maniera chiaramente ambigua!), “in armonia” con i princìpi del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33.
L’articolo 1 del decreto legislativo 33/2013 (sulla trasparenza) prevede:
• che la trasparenza concorre ad attuare il principio democratico e i principi costituzionali di eguaglianza, di imparzialità, buon andamento, responsabilità, efficacia ed efficienza nell’utilizzo di risorse pubbliche, integrità e lealtà nel servizio alla nazione;
• che la trasparenza è condizione di garanzia delle libertà individuali e collettive, nonché’ dei diritti civili, politici e sociali, integra il diritto ad una buona amministrazione e concorre alla realizzazione di una amministrazione aperta, al servizio del cittadino;
• che il decreto 33/2013 integra l’individuazione del livello essenziale delle prestazioni erogate dalle amministrazioni pubbliche a fini di trasparenza, prevenzione, contrasto della corruzione e della cattiva amministrazione, a norma dell’articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione
Ritiene che sia corretto che gli ordini, pur mantenendo la qualifica di enti pubblici non economici, abbiano una disciplina della trasparenza “attenuata”?
Domanda 2
Gli ordini professionali in quanto enti pubblici non economici e rientranti nell’alveo delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo l, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (testo unico del pubblico impiego), sono assoggettati integralmente alla disciplina prevista dal decreto legislativo 39/2013 sulla inconferibilità e incompatibilità degli incarichi.
Il decreto 39/2013 prevede l’incompatibilità tra la carica di parlamentare e la carica di amministratore di ente pubblico e, lo scorso anno, come tutti sappiamo, si è affrontato un animato dibattito sulla legittimità che senatori della Repubblica ricoprissero anche le cariche di Presidente di enti pubblici non economici (ossia degli ordini professionali). L’Anac si è espressa a riguardo rilevandone l’incompatibilità ma senza nulla sortire poiché attualmente due senatori continuano a ricoprire la carica di presidente di un ordine professionale e un’altra senatrice di consigliere del Comitato Centrale dell’ordine. La via di fuga per non adeguarsi al decreto 39 del 2013 è stata l’interpretazione che quella incompatibilità si applicasse in realtà solo a quei presidenti che hanno poteri gestionali ed in tal senso si fecero veloci modifiche ai regolamenti interni degli ordini oppure si ritenne di poter essere semplici consiglieri per non incorrere in alcuna incompatibilità.
L’Anac, con il recente Atto di segnalazione n. 1 del 18 gennaio 2017, ha evidenziato che “sul totale dei casi relativi alla verifica delle deleghe gestionali, …… ben il 77% dei procedimenti di vigilanza avviati dall’ANAC … è stato archiviato per assenza di deleghe gestionali dirette. I dati appena riferiti sembrano dimostrare l’inefficacia dell’attuale formulazione normativa, stante la diffusa pratica di modificare gli statuti degli enti al fine di espungere il conferimento di deleghe gestionali al presidente. Tale prassi elusiva vanifica la vigilanza dell’Autorità, imponendo agli uffici un’attività di accertamento che si rivela inutile.” In tale atto dunque sembra mettersi in discussione l’interpretazione concernente le deleghe gestionali dirette non più escludendo quindi l’applicabilità dell’incompatibilità anche gli altri membri dell’organo preposto all’amministrazione dell’ente ossia il presidente e i consiglieri di amministrazione senza deleghe gestionali.
Nel provvedimento all’esame (ddl lorenzin) si evince che il Comitato centrale o il Consiglio direttivo degli ordini continuano ad avere diffuse funzioni gestionali (provvedono all’amministrazione dei beni dell’ente, tengono gli albi, propongono e approvano bilanci ecc) in contrasto con la separazione tra l’organo d’indirizzo politico e l’organo amministrativo gestionale, separazione prevista per tutte le amministrazioni.
Alla luce di tali previsioni ritiene che sia possibile che un parlamentare continui a ricoprire la carica di presidente o consigliere di un ordine professionale? Ritiene altresì che un parlamentari possa candidarsi alle future elezioni degli organi direttivi degli ordini professionali? Ritiene infine corretto che si reiteri l’assenza di separazione tra organo politico e organo gestionale?

Domanda 3
Il DDL Lorenzin pur prevedendo la distinzione organica, regolamentare e amministrativa tra gli ordini territoriali e le Federazioni nazionali introduce, quale novità rispetto alla disciplina attuale, l’attribuzione alle Federazioni nazionali di compiti di supporto amministrativo agli Ordini nell’espletamento dei compiti e delle funzioni istituzionali.
E’ chiaro che la norma cerca di tamponare il fatto che la maggior parte degli ordini provinciali non sono in grado di funzionare perché privi di dipendenti e di una solida struttura amministrativa che consenta loro di ottemperare alle finalità pubbliche per le quali sono istituiti.
La motivazione dichiarata e lamentata dagli ordini medesimi per cui non sono in grado di ottemperare alle norme sulla trasparenza e sulla prevenzione della corruzione è proprio l’assenza di strutture amministrative adeguate e di personale dipendente.
Appare dunque miope e illogico che a fronte di tali lamentate e certificate difficoltà e incapacità il provvedimento in esame continui a perpetrare un’arcaica struttura provinciale incapace, per ovvi motivi, di adempiere agli obblighi istituzionali, al servizio della collettività intera.
Peraltro si rileva che, contrariamente a quanto questa novella possa indurre a ritenere, in realtà anche le Federazioni Nazionali hanno un organico ridotto ai minimi termini talché vivono anch’essi, con rilevante affanno, tutti gli adempimenti amministrativi sottesi alla loro natura di enti pubblici non economici (appalti pubblici, trasparenza, prevenzione della corruzione, contabilità pubblica, procedimento amministrativo ecc).
A titolo di esempio si cita la Federazione nazionale dei tecnici di radiologia medica che attualmente ha 2 dipendenti oppure si pensi alla Federazione nazionale IPASVI che, nonostante i rilevanti introiti di oltre 350 mila iscritti con entrate tributarie per circa 4 milioni di euro, ha circa solo 6/7 dipendenti.
Ci si domanda, quindi, come possano queste Federazioni nazionali svolgere “attività di supporto amministrativo” per circa altrettanti 100 ordini provinciali ovvero enti pubblici non economici funzionalmente e giuridicamente autonomi, tutti distintamente obbligati alle medesime norme pubblicistiche ivi comprese quelle sulla trasparenza e sulla prevenzione della corruzione.
Tale lamentata esiguità di personale dipendente ha indotto quasi tutti gli ordini (anche quelli che hanno un dirigente, come ad esempio la Federazione Ipasvi!) a nominare il Responsabile anticorruzione tra i componenti del Comitato centrale o del Consiglio direttivo, i cui componenti hanno tutti funzioni gestionali!
Ritiene ammissibile che il responsabile dell’anticorruzione sia nominato tra i componenti degli organi d’indirizzo politico? Ritiene ammissibile l’esistenza di un ente pubblico non economico che non sia in grado di garantire l’applicazione di leggi dello Stato e non sia in grado di funzionare?
Domanda 4
Gli ordini e collegi professionali, enti pubblici non economici, per espressa deroga legislativa fatta in piena estate con il decreto legge 101/2013, non sono tenuti ad adottare il Piano della performance e non hanno nel loro organigramma gli OIV (Organismi Interni di valutazione) previsti invece per la generalità delle pubbliche amministrazioni, quale sistema di verifica e controllo del perseguimento degli standard qualitativi ed economici del servizio che rendono alla collettività. Inoltre anche i revisori dei conti sono ancora ( nel terzo millennio!) eletti all’interno della categoria professionale. Abbiamo quindi revisori dei conti di un ente pubblico che non sono revisori contabili e non hanno alcuna competenza poiché sono medici, infermieri, ostetriche, farmacisti, ecc, come fossero un sindacato o un associazione qualsiasi.
Il DDL Lorenzin rispetto a tale anomalia nulla innova e mantiene un sistema dei controlli interni ed esterni assolutamente inalterato da oltre 60 anni, in pieno contrasto con tutte le norme sul controllo che appartengono invece ad ogni ente pubblico economico.
Il sistema dei controlli e il sistema di gestione sono fondamentali per dare coerenza ed efficacia alla prevenzione della corruzione e al sistema della trasparenza e tanto ciò è vero che gli articoli 43 e 44 del decreto sulla trasparenza (d. lgs 33/2013) prevedono che il responsabile dell’anticorruzione/trasparenza segnali anche all’Organismo indipendente di valutazione (OIV) i casi di mancato o ritardato adempimento degli obblighi di pubblicazione oppure che sia proprio l’OIV a verificare la coerenza tra gli obiettivi previsti nel Piano triennale per la prevenzione della corruzione e quelli indicati nel Piano della performance, valutando altresì l’adeguatezza dei relativi indicatori. L’ANAC medesima si rivolge all’organismo indipendente di valutazione (OIV) per avere ulteriori informazioni sul controllo dell’esatto adempimento degli obblighi di trasparenza previsti dalla normativa vigente.
Conclusivamente ritiene che un sistema dei controlli così articolato sia efficace per prevenire la corruzione? Ritiene opportuno che per dare coerenza al sistema anticorruzione sia necessario che gli ordini professionali adottino meccanismi di controllo interno e ed esterno al pari di tutte le altre pubbliche amministrazioni?

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