Decreto Minniti, ovvero Decreto “Immigrazione”, dichiarazione di voto di Marialucia Lorefice

Questa settimana è stato approvato il decreto “Immigrazione” meglio noto come decreto Minniti. Di seguito la mia dichiarazione di voto sulla questione di Fiducia:

 

Quando si parla di IMMIGRAZIONE la verità è una sola: il nostro Paese non riesce a fronteggiare questo fenomeno in modo strutturale. E se ogni occasione è  buona per sottolineare che non siamo più di fronte ad una emergenza, continuiamo ad affrontarla invece come se lo fosse. Abbiamo avuto a che fare con le migrazioni dall’est Europa negli anni ‘90, e con l’emergenza (non emergenza) Nord-Africa dal 2011 in poi, eppure siamo impreparati, non riusciamo a trovare soluzioni, non riusciamo a farci ascoltare da quell’Europa solidale solo a parole.

 

Siamo soli, ammettiamolo, e come noi quei Paesi che si affacciano su quel mare che è fonte di speranzala moltissimi, e per molti è la fine di quella stessa speranza perché è lì che hanno incontrato la morte..

 

Non siamo in grado di trovare soluzioni, e questo decreto non ne dà, anzi è la chiara testimonianza del fallimento della gestione italiana del fenomeno migratorio.

 

Gli unici aspetti positivi che abbiamo riscontrato sono marginali e sostanzialmente ininfluenti. Un decreto“emergenziale” oggi non serve, serve una riforma globale della normativa “immigrazione” e del Regolamento UE n. 604/2013 noto come Regolamento Dublino.

 

Questo decreto è inaccettabile! Legittima ciò che è stato contestato nelle sedi istituzionali e dalle organizzazioni umanitarie, a partire dagli HOTSPOT,  i centri presso i quali avviene l’identificazione dei migranti così come richiesto/imposto dalle norme europee, prevedendo una arbitraria distinzione tra chi sarebbe meritevole di presentare domanda di protezione internazionale e chi invece è da considerarsi “migrante economico”, dicitura che peraltro non ha alcuna definizione giuridica.

Il sistema hotspot ad oggi non è normato, eppure il decreto Minniti lo legittima, e lo fa sulla base del decreto legge n. 451/1995 convertito dalla legge  n. 563/1995 nota anche come legge Puglia, che consta di soli 2 articoli, una legge emergenziale che tradisce dunque il vero costante approccio del Governo con zone grigie dove diventa difficile controllare e monitorare, e con esso legittima anche il trattenimento quale strumento coercitivo per l’identificazione dei migranti. Si legittima una cosa senza spiegare bene cosa sia, senza dare chiare indicazioni circa il suo funzionamento, viene persino potenziato, creando nuovi centri hotspot sul territorio nazionale. Se solo si avesse una chiara idea di ciò che accade sui territori ci si accorgerebbe che una misura del genere è assolutamente fallimentare. Senza andare troppo lontani, guardiamo una realtà come Pozzallo. Qui l’hotspot funge anche da centro di prima accoglienza, per due motivi: primo perché sono troppo pochi i posti in seconda accoglienza e quindi non si sa dove trasferire i migranti, secondo perché non funzionano i ricollocamenti a causa dell’atteggiamento di totale chiusura dei Paesi europei. Il centro è sovraffollato, adulti e minori convivono in condizioni di promiscuità. E questa è condizione comune agli altri centri Hotspot.

Se non funzionano i ricollocamenti questo tipo d’approccio non può certo funzionare. Non sta già funzionando, e in queste condizioni vengono a mancare le garanzie di salvaguardia dei diritti come hanno evidenziato il Garante dei diritti dei detenuti con la Relazione al Parlamento del 2017, e le sentenze Cedu, su tutte il caso nella sentenza Khlaifia contro Italia che mette proprio in discussione e condanna l’approccio italiano al trattenimento.

 

Il decreto Minniti legittima gli incostituzionali CIE, i centri di identificazione ed espulsione. Vengono chiamati CPR, cambia il nome, ma non la sostanza. Anni ed anni di studi che hanno evidenziato il fallimento storico della detenzione amministrativa, che  hanno denunciato la lesione dei diritti umani in questi luoghi della vergogna, vengono cestinati. Ne verranno realizzati 20, immaginiamo uno per Regione. Nel decreto, tuttavia, ciò non viene specificato, non si parla di equa distribuzione sul territorio nazionale e non si dice se gli attuali verranno chiusi. Non saranno gestiti dalla pubblica amministrazione, ma da privati. Non verrà garantita alcuna trasparenza del sistema di finanziamento.

 

Il decreto si regge anche sugli ACCORDI BILATERALI il cui scopo dovrebbe essere rendere efficaci le espulsioni dei non aventi diritto alla richiesta d’asilo, ma.. voglio ricordarvene alcuni, così ci facciamo un’idea degli accordi dei quali il nostro Governo va fiero..:

 

-Accordo Italia-Libia, quella Libia che non ha un governo riconosciuto, dove i migranti vengono detenuti, percossi, violentati, spesso con la complicità della stessa polizia libica;

 

-Accordo Italia-Sudan, quel Sudan retto da un feroce dittatore, Omar Hassan Al-Bashir, che ha subito due condanne per genocidio ed altri crimini contro l’umanità ad opera della Corte penale internazionale.

 

L’impressione è che ciò che accade al di là del mare non sia affar nostro..

 

 

Questi accordi non sono soluzioni, potrebbero esserlo invece la creazione di canali di ingresso regolari e/o umanitari. Servono politiche volte a dare dignità e a fornire supporto a quei popoli che se potessero non lascerebbero la loro terra per rischiare la vita in mare, a quelle famiglie se potessero non si separerebbero dai loro figli piccoli affidandoli al destino, arrivando a credere che il viaggio in mare, seppur pericoloso, è molto più sicuro del tenerli con sé.

 

Il provvedimento punta a velocizzare i ricorsi sulle richieste d’asilo, togliendo un grado di giudizio. Si baratta la tutela e la garanzia del diritto con una illusoria velocizzazione. Sì, perché il problema reale è la Cassazione. Questa è il grado più lento, qui c’è l’ingorgo e quindi il rallentamento e se non si aumenta il numero dei giudici, sfido che cambierà davvero qualcosa nei tempi dei ricorsi.

 

E per finire va fatto un accenno al regolamento europeo Dublino III. Continuiamo a ribadire la necessità di cambiarlo. Ma ciò che denunciamo fin d’ora è che il tanto desiderato cambiamento si sta rivelando un’ennesima truffa. La riforma del Regolamento che porterà il nome di Dublino IV che è in discussione proprio in questi giorni sta vedendo prevalere un orientamento che vuole rafforzare il criterio di determinazione dello Stato competete sulla base del primo arrivo del migrante, quindi rafforzando il ruolo e gli oneri degli stati di frontiera europei come l’Italia.

 

Detto ciò, mi avvio alle conclusioni.. denunciando innanzitutto il percorso folle che il provvedimento ha avuto alla Camera, basti pensare al parere negativo dato a tutti gli emendamenti senza entrare nel merito del contenuto, ma solo per mancanza di tempo e la questione di fiducia già annunciata in commissione, ennesima prova di monocameralismo a Costituzione invariata, cioè una Camera esamina, l’altra ratifica.

Infine, va evidenziato che qualche miglioramento c’è stato sicuramente stato durante l’esame al Senato, ma appunto formale e non sostanziale. Qualche disposizione è apprezzabile, come il potenziamento delle commissioni territoriali, mentre altre, apparentemente propositive come l’impiego dei richiedenti asilo in lavori di utilità sociale (esiste già) in realtà nascondono secondo noi una mercificazione del diritto, perché temiamo questo tipo di pratica possa essere usata quale merce di scambio con il rischio concreto di sfruttamento lavorativo dei richiedenti asilo.

 

Il M5S voterà contro la fiducia perché la scelta del decreto d’urgenza è immotivata e si basa esclusivamente su misure riduttive delle libertà civili e democratiche, rendendo difficoltoso l’accesso alla giustizia di alcune particolari categorie di richiedenti asilo. Il M5S voterà contro perché non può rendersi complice della legittimazione normativa di Hotspot e Cie, misure NON degne di un Paese civile. Questo Governo sta mostrando la sua totale incapacità ad affrontare questo tipo di fenomeni. E per l’ennesima volta dà una risposta sbagliata ad un problema reale.

 

 

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