Decreto Sud: le solite mancette, ma l’emergenza resta

L'aula della Camera ha votato la fiducia all'ennesimo decreto che si prefigge di alleviare i guai del nostro Meridione. Un testo che in realtà si è trasformato nell'ennesimo carrozzone carico di misure localistiche, favori e mancette.
Con provvedimenti del genere non si possono alleviare i problemi cronici del Mezzogiorno che con gli attuali ritmi di crescita, secondo lo Svimez, recupererà i livelli pre-crisi soltanto nel 2028. Siamo di fronte a un decreto che elargisce incentivi a pioggia, crea nuova burocrazia e in più ha imbarcato via via la solita dose di interventi micro-settoriali e marchette.
Circa 10 meridionali su 100 sono in condizione di indigenza assoluta, contro poco più di 6 nel Centro-Nord, nelle regioni del meridione il rischio di povertà è triplo rispetto al resto del Paese. Ma intanto qui vediamo milioni di euro pubblici allegramente elargiti all'università di Trento, all'area metropolitana di Milano o all'accademia nazionale di Santa Cecilia di Roma. Che naturalmente con il Sud non c'entrano nulla.
Persino i provvedimenti salienti del testo in favore, si dice, dell'economia del Mezzogiorno peccano del solito errore di prospettiva. Si interviene sul versante dell'offerta produttiva. Ma si continua a trascurare le domanda, i cui "motori" restano inceppati. A cosa serve agevolare gli investimenti delle imprese se poi le imprese non hanno un mercato per i loro beni, pur prodotti in modo più efficiente e meno costoso?
Oltre al merito c'è il metodo: il solito pasticcio organizzativo rispetto ai lavori parlamentari. Il provvedimento è passato dalla commissione Bilancio all'Aula e quindi al voto senza la possibilità di una'analisi di merito né lo spazio per inserire correttivi e migliorie. La questione meridionale viene liquidata così in poche ore di lavoro. Con l'esecutivo che calpesta il Parlamento e il Paese.
Luigi Einaudi diceva che lo sviluppo del Sud avrebbe richiesto tempi lunghi, ma si era negli anni '50: i tempi ormai si sono fatti biblici. L'emergenza politica ed economica del sud si sta trasformando in una questione umanitaria, eppure senza il Sud l'Italia tutta rimane periferia ininfluente d'Europa e smarrisce il suo legame fondamentale con il Mediterraneo. Serve un cambio radicale di prospettiva: un rovesciamento che solo il M5S al governo potrà garantire.

Deputati M5S Commissione Bilancio

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