Milleproroghe, On.Lorefice: “Un atto concreto di salvaguardia del bene comune. Dal Senato a settembre arriverà alla Camera”

“Il decreto Milleproroghe, la cui approvazione definitiva vi sarà solo dopo il passaggio alla Camera, non è un gioco di magia con il quale sono spariti milioni di euro, bensì un atto concreto di salvaguardia del bene comune“, lo sottolinea l’on. Marialucia Lorefice che prosegue: “Dispiace rispondere alle solite solite strumentalizzazioni, specie provenienti da chi rilascia dichiarazioni senza tenere conto che anche il Pd ha votato a favore dell’emendamento stesso. Capiamo però che forse a dare fastidio è che tutti i nostri provvedimenti mirino a fare le cose nel modo corretto, senza escludere nessuno. Grazie ad un nostro emendamento al Milleproroghe -chiosa la parlamentare del M5S-  sono stati sbloccati gli avanzi di amministrazione: i Comuni potranno investire sul territorio le risorse che hanno in cassa. Vengono quindi allentati i vincoli attuali consentendo agli enti locali di espandere la spesa per investimenti, rimediando agli effetti del patto di stabilità prima, del pareggio di bilancio poi, che hanno costretto i sindaci a subire tagli e ridurre i servizi essenziali. Quindi ora sarà possibile sbloccare per tutti i Comuni 140 milioni di euro per l’anno 2018, 320 milioni di euro per l’anno 2019, 350 milioni di euro per l’anno 2020 e 220 milioni di euro per l’anno 2021. Tutto ciò -evidenzia la Lorefice- grazie a un Fondo istituito per favorire gli investimenti degli Enti locali attraverso l’utilizzo dei risultati di amministrazione degli esercizi precedenti. Un miliardo di euro in 4 anni da investire per migliorare la qualità della vita dei cittadini. Il Governo è intervenuto, altresì, per attuare la sentenza 74 del 2018 della Corte costituzionale, che ha sancito l’illegittimità della gestione centralistica del Fondo per le periferie previsto peraltro per meno di 100 Comuni. Abbiamo garantito immediata finanziabilità per i primi 24 progetti che hanno ricevuto un punteggio superiore a 70/100.  Per gli altri, vista la sentenza della Consulta, è stato necessario intervenire per valutare quali progetti abbiano davvero una funzione di rilancio per le periferie.

È necessario -afferma- distinguere tra i Comuni che hanno dato avvio a progetti già esecutivi e su cui si è già investito per il rilancio delle periferie e chi invece utilizza questo fondo al solo scopo di creare progetti di facciata. In ogni caso le spese progettuali già sostenute verranno rimborsate. Abbiamo perciò deciso di utilizzare le risorse stanziate per le convenzioni negli anni 2018 e 2019 non solo per alcuni dei progetti dei Comuni capoluogo che hanno partecipato al Bando, ma per tutti gli 8.000 Comuni d’Italia, al fine di consentire alle tante amministrazioni comunali con avanzi di amministrazione di poterli utilizzare immediatamente per investimenti in opere pubbliche, secondo un criterio di premialità e di equità e rispetto di principi costituzionali. Il bando per le periferie era stato finanziato dal precedente Governo per metà dell’importo complessivo. Si trattava quindi di mere promesse più che di risorse messe realmente a disposizione. Con tale strumento, inoltre, si è tolto ai sindaci il diritto di scegliere come usare le risorse. Il nostro emendamento è stato votato, lo ricordiamo ancora una volta, all’unanimità da tutte le forze politiche, anche dallo stesso Partito Democratico”

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