Perché l’Europa non deve perdere il treno del futuro chiamato blockchain

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di seguito l’intervento di Dario Tamburrano, Efdd – Movimento 5 Stelle Europa, al Parlamento europeo

Il dibattito sulla tecnologia blockchain è particolarmente entusiasmante perché potremmo trovarci di fronte agli albori di un paradigma, quantomeno diverso da quel che siamo abituati a vivere. Siamo tutti consapevoli di quanto oggi l’informazione sia il nuovo oro, e di cosa significhi poterla controllare, gestire, trasformare ed utilizzare a seconda dello scopo da perseguire.

Il registro distribuito, ovvero più comunemente la blockchain e i suoi fratelli, rappresenta una bellissima tecnologia, che ha in sé una promessa di cambiamento assai positivo e la risoluzione che votiamo domani contiene numerosi elementi di analisi e di spinta.

Nessuno è in grado di dire oggi se questo protocollo che permette avanzamenti inimmaginabili in termini di tracciabilità, riconoscibilità, disintermediazione e quindi fiducia tra pari, potrà mai essere il nuovo paradigma sul quale basare una nuova forma di società: le DLT sono un terreno ancora da esplorare in tutte le sue dimensioni.

Oggi la catena del valore è spesso complicata, intricata da una globalizzazione che ha creato innumerevoli livelli, molte intermediazioni e quindi molte diverse forme di controllo di costi ed altri effetti sociali. Tecnologie come queste, si chiamino blockchain o in altro modo permettono di immaginare nuovi modelli informativi, di controllo distribuito e di avvicinamento tra le fasi di produzione di beni e servizi e il loro uso e consumo.

Mi sento pertanto incoraggiato dall’esistenza di queste tecnologie di frontiera, del fatto che se ne parli qui. Ma allo stesso tempo ne sono tremendamente affascinato quanto a volte spaventato, per questo non voglio mai chiudere gli occhi, nell’attesa acritica e passiva di vedere fin dove si arriva.

Credo fortemente che il legislatore moderno e scrupoloso debba essere maniacalmente curioso e attento affinché non si spenga mai in noi il desiderio di conoscere bene ciò che va affiorando di nuovo nel mondo, per essere pronti a legiferare in tempo e con cognizione.

Dobbiamo quindi essere in grado di condurre le tecnologie digitali con buon senso, senza soffocarle di troppe regole o normandoletroppo in anticipo, ma anche senza mai perderne il controllo, per non esserne noi stessi uomini vittime più o meno consapevoli. Vale per la blockchain oggi, ma vale per tutta quella tempesta di innovazioni tecnologiche all’orizzonte, l’intelligenza artificiale, l’internet delle cose, il bioprinting, il futuro che si sta spiegando in un domani che è assai prossimo.

Il testo di cui oggi discutiamo mette sicuramente l’accento su numerosi dimensioni positive, come le potenzialità in termini di tracciabilità di ingredienti e componenti, di controllo della proprietà e dell’identità aprendo a modelli di partecipazione dal basso alle decisioni e alla loro formazione o di scambio paritario di beni e servizi.

E in questo ultimo settore sono anni che anch’io mi interrogo sul come poter contabilizzare gli scambi energetici in un modello di produzione decentralizzato e sono ben contento che la Commissione per il secondo anno abbia positivamente recepito una mia proposta di un progetto pilota per studiare le possibilità di applicare le tecnologie blockchain allo scambio energetico tra pari.

Ma un altro terreno su cui mi piacerebbe davvero vedere un impegno di tutti noi è nell’indagare il potenziale utilizzo della Distributed Ledger Tecnologies per il monitoraggio ambientale e quindi la possibilità per tutti i cittadini di partecipare a un sistema distribuito di controllo delle emissioni di tutti gli impianti che oggi caricano la nostra aria di particelle e sostanze inquinanti di varia natura, facendo strage dei nostri cari in maniera ormai ubiquitaria.

Lo sviluppo sostenibile ed equo passa sicuramente anche oggi per le tecnologie digitali, ma prima le mettiamo al nostro servizio, prima ne freniamo le potenziali derive. L’uomo deve essere sempre al centro evitando di mettere delle Ferrari tecnologiche in mano a una società senza patente.

Se queste tecnologie aiuteranno questi obiettivi, ed è nostro compito affinché ciò accada, allora ne sono il primo sostenitore e per questo sono particolarmente orgoglioso che la settimana scorsa anche il governo del mio paese si sia unito alla Partnership Europea per la Blockchain colmando una assenza incomprensibile sul sipario sul futuro.

Fonte: https://www.ilblogdellestelle.it/m/2018/10/perche_leuropa_non_deve_perdere_il_treno_del_futuro_chiamato_blockchain.html

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