#SANITA’: PADOVA MODELLO PER ACCESSO CURE PALLIATIVE, ALTRE REGIONI SEGUANO ESEMPIO.

Di Marialucia Lorefice

Ieri con una delegazione della Commissione Affari Sociali composta dai deputati Arianna Lazzarini, Paolo Siani e Roberto Novelli abbiamo effettuato una missione presso l’hospice pediatrico dell’azienda ospedaliera di Padova.

L’incontro rientra nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle cure palliative con speciale riferimento all’ambito pediatrico, che stiamo portando a termine in Commisione dopo un articolato ciclo di audizioni che abbiamo svolto in questi mesi.

La legge 38 del 2010, che disciplina le cure palliative e’ un ottimo punto di partenza, ma in molte regioni è ancora inapplicata.

Le cure palliative devono essere un diritto da garantire su tutto il territorio nazionale, in modo uniforme, tramite apposite reti che integrano gli hospice e i reparti ospedalieri con le strutture territoriali e domiciliari, puntando soprattutto sull’assistenza domiciliare.

In questo contesto, l’hospice pediatrico di Padova, di cui è responsabile la dottoressa Franca Benini, rappresenta un’eccellenza, un modello virtuoso di integrazione tra ospedale e territorio, “un grande ospedale liquido” distribuito su tutto il territorio regionale, dove ogni giorno più di 160 bambini sono gestiti nel proprio domicilio.

L’organizzazione è basata su una rete in grado di seguire casi complessi e rari, offrendo una presa in carico totale dei bambini e delle famiglie, grazie al lavoro di un’equipe costituita da dirigenti medici, infermieri, psicologi e fisioterapisti.

Durante la missione abbiamo avuto un incontro molto emozionante con le famiglie seguite dall’hospice di Padova, e ci ha colpito la forza ma anche la serenità che questi genitori hanno trovato grazie al sostegno della “rete” creata dalla dottoressa Benini, che segue queste famiglie h24, anche attraverso un numero di telefono sempre attivo.

Mi auguro che la nostra indagine conoscitiva fornisca gli elementi per far sì che il modello Padova possa essere replicato con successo anche nelle altre regioni italiane.

La lotta al dolore deve continuare ad essere una priorità nell’agenda politica di chi, a ogni livello, governa il nostro Paese. Occorre cioè impegnarsi affinché nessuno resti solo di fronte alla malattia.

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